Archie Gates: Qual è la cosa più importante della vita? Troy Barlow: Di che sta parlando? Archie Gates: Qual è la cosa più importante? Troy Barlow: Il rispetto. Archie Gates: Dipende troppo dal prossimo. Conrad Vig: E qual è, l’amore? Archie Gates: Fa un po’ Disneyland, non trovi? Chief Elgin: La volontà di Dio. Archie Gates: Ci sei quasi. Troy Barlow: E qual è allora? Archie Gates: La necessità. Troy Barlow: E cioè? Archie Gates: Cioè la gente fa quello che ritiene più necessario, in un dato momento. 

(dal film: Three Kings)

Alcuni pesci lo fanno per catturare animaletti che passano lì sopra, come piccolissimi insetti, ma anche ragni minuscoli. C’è chi fa così per scappare da altri pesci presenti nell’acquario, che magari si stanno comportando da “bulli”. E’ tipico dei nuovi inserimenti nell’acquario, ad esempio. Talvolta è un segnale forte e chiaro di un bisogno semplice: questi pesci hanno bisogno di una casa più grande o dalle condizioni meno avverse. Scelgono pertanto di uscire dalla loro comfort zone per tuffarsi nell’ignoto come spinta innata verso la ricerca di condizioni migliori per la propria sopravvivenza e possibilità di riprodursi.

Una volta un re ricevette in regalo due magnifici falchi. Erano falchi pellegrini, i più begli uccelli che avesse mai visto. Diede i suoi preziosi falchi al suo capo falconiere per allenarli. I mesi passarono e un giorno il capo falconiere informò il re che, anche se uno dei falchi era maestosamente volato altissimo nel cielo, l’altro uccello non s’era mosso dal suo ramo dal giorno in cui era arrivato. Il re convocò guaritori e stregoni da tutte le terre    per prendersi cura del falco ma nessuno riuscì a farlo volare. Presentò allora il caso ai membri della sua corte, ma il giorno successivo, il re vide attraverso la finestra del palazzo che l’uccello non si era ancora mosso dal trespolo. Avendo provato ogni cosa, il re pensò tra se e se “forse ho bisogno di qualcuno che conosca meglio la campagna per capire la natura di questo problema.” Così chiamò la sua corte e disse “andate e portate un contadino”. In mattinata, il re fu elettrizzato di vedere il falco volare alto sopra i giardini del palazzo e disse ai membri della corte “portatemi la persona che ha fatto questo miracolo!” La corte velocemente andò dal contadino e lo accompagnò di fronte al re. Il re quindi gli chiese “dimmi, come hai fatto a far volare questo falco?” Con la testa inchinata il contadino disse “è stato molto facile sua altezza, ho semplicemente tagliato il ramo su cui l’uccello era seduto”. 

Morale. Siamo tutti nati per volare, per sprigionare l’incredibile potenziale che possediamo come esseri umani. Ma a volte ci sediamo sui nostri comodi rami casalinghi, abbarbicati alle cose che per noi sono familiari. Le possibilità sono infinite, ma per molti di noi, rimangono inesplorate. Ci conformiamo alla familiarità, al comfort e all’ordinario. Così per molte persone le vite sono mediocri invece che eccitanti, emozionanti e elettrizzanti. Quello che è successo al pennuto di questa bellissima storia è ciò che è successo alla maggior parte di noi all’inizio della pandemia ed è ciò che sta succedendo e che succederà alla fine della stessa. Il nostro ramo della comfort zone è stato bruscamente tagliato. Ci siamo trovati a disagio, forse abbiamo avuto paura o forse siamo stati presi addirittura dal panico all’inizio, ma poi siamo stati costretti ad iniziare a volare oppure siamo caduti per terra e li siamo rimasti o passo dopo passo abbiamo imparato a muoverci. Come abbiamo reagito e come reagiamo è ciò che ci definisce come individui, è ciò che scrive la nostra storia personale. Alcuni di noi hanno utilizzato questo tempo sospeso per ripensarsi altri per cambiare forma a ciò che già facevano, altri ancora per convertirsi a nuove attività o chiudere le precedenti. Poco importa se parliamo di attività lavorative, affettive, o personali … una trasformazione è stata inevitabile in tutti i campi della nostra vita. Dopo appena venti, trenta giorni ci siamo abituati alla nuova routine e adesso, per alcuni è già arrivato e per altri arriverà, un nuovo scossone: la fine della pandemia. 

Che piaccia o meno la vita non tornerà mai più quella di prima… cosi come non si può tornare indietro nel tempo della nostra vita. Per quanto possiamo vestirci o atteggiarci secondo la moda degli anni passati 70, 80, 90 quegli anni non torneranno più, semplicemente perchè il mondo si è trasformato, si è evoluto. Quante volte abbiamo sentito persone intorno a noi rimpiangere il passato, senza rendersi conto che il mondo cambia di continuo? Il contesto intorno a noi evolve. Le persone, una volta raggiunto un certo equilibrio, tendono a voler rimanere ferme nella propria area di comfort, a costo di alienarsi dagli altri e dalle situazioni nuove che si vengono a creare, a volte lamentarsi dell’infelicità che si possiede rende più felici di esplorare l’ignoto che non si possiede infatti. Siamo all’interno di un cambiamento epocale e abbiamo appena passato una fase di trasformazione o è questa la nuova normalità fatta di scossoni e rami tagliati all’improvviso ? Non possiamo saperlo. Non oggi. Nel frattempo come stiamo reagendo ? Ci siamo immobilizzati in attesa di comprendere come è cambiato il mondo che ci circonda e quale posto vogliamo occupare ? Oppure siamo all’interno della giostra e stiamo contribuendo con le nostre azioni a disegnare il cambiamento ? E se questo ignoto, se questa impossibilità di visualizzare il futuro davanti a noi, fosse appunto il resto della nostra vita saremmo in grado di reggere il disagio costante della mancanza di una comfort zone stabile o forse è sempre stato cosi e ci siamo solo illusi di poter prevedere e controllare il nostro futuro ? Chi ha subito nella vita scossoni improvvisi, lutti, malattie, perdite, fallimenti, forse se ne era già reso conto che la normalità è una confortevole illusione. Eppure nonostante ciò siamo sempre alla ricerca della staccionata bianca che faccia da recinto al nostro verde giardino chiamato comfort zone. il genere umano ha però la spinta innata all’esplorazione, senza la quale non sarebbe mai uscito dalla caverna e nel mentre che ci godiamo la nostra comfort zone perciò sbirciamo nei social network il prato del vicino, che fa di tutto per mostrare solo il lato migliore, solo quello dove splende il sole, concorrendo tutti insieme a realizzare una realtà irreale, ma questo è un altro argomento. 

Tutti noi siamo solo apparentemente liberi, siamo in realtà rinchiusi in una gabbia invisibile : La comfort zone. La differenza tra un individuo e un altro è solo quanto grande sia la propria zona di comfort e con che frequenza viene messa in discussione e di conseguenza ulteriormente allargata nei confini della stessa. Si tratta nel bene e nel male di un esercizio costante. La comfort zone potrebbe essere vista come un elastico. Possiamo trazionarlo ed estenderne la superficie ma appena allentiamo la forza con cui tendiamo tale elastico lo stesso tornerà più o meno velocemente al punto prima. Certo nel frattempo la sua composizione meccanica potrà essersi modificata cosi come la comfort zone potrà essersi modificata. Ma senza esercizio costante, senza una forza costante che ne estenda la superficie, la superficie tornerà a ridursi. Il rischio più grande per noi, essendone all’interno però è quello di non accorgerci del cambiamento, dell’estensione o della riduzione o della modificazione della nostra comfort zone. Ecco dunque il necessario confronto con figure esterne a noi come l’allenatore e lo psicologo sportivo.

Bibliografia:

(leggi la seconda parte dell’articolo la prossima settimana per visualizzare la bibliografia completa!)

Eleonora Grieco.