La pandemia ha significato un brusco cambiamento di abitudini sociali. Il distanziamento ha influito pesantemente sul mondo dello sport, sia di vertice, che di base. Rinviati appuntamenti prestigiosi come le Olimpiadi, gli Europei di calcio, il Tour de France, il Giro d’Italia e altri. Ma alla fine tutto tornerà come prima?
Il rischio, tutt’altro che ipotetico, è di un calo della passione considerando che i riti, come quelli sportivi, diventano tali se c’è una ripetitività dei comportamenti. Ed è un argomento che per tutto quel che comporta coinvolge anche la scienza e pure chi ha la responsabilità di assumere decisioni, la politica. Ecco perché Mike Ryan, capo irlandese del programma globale per le emergenze, ha parlato di “un nuovo contratto sociale” tra governi e comunità sulla “cogestione” dei rischi di future infezioni durante un briefing dell’OMS. “Se tutti non accettassimo che non esiste un rischio zero  – il pericolo per i governi al momento, la sfida che affrontano – se facessero qualcosa e ci fosse una conseguenza, sarebbero accusati della conseguenza. La gente dirà: perché hai lasciato che succedesse? Ora abbiamo un altro focolaio. Allo stesso tempo potrebbe esserci un conflitto continuo tra “scienza e prove” da un lato e “realtà pratica della vita” dall’altro. Non si raggiungerà mai un punto in cui esisteranno prove scientifiche assolute per dire che sarà sicuro riunire 10 persone o 20 persone, o 200 oppure  200.000. Come si conciliano la scienza e la realtà della vita? Ci deve essere una nuova normalità, in cui saremo più sicuri e meglio preparati”.